Oggi l'udienza per Charlie. La cura sperimentale "si può tentare"

Nuovo rinvio per Charlie. Un medico Usa “Tentare la cura”

Il magistrato vuole conoscere con precisione le attuali condizioni del piccolo, cui dallo scorso weekend viene somministrata morfina come riferito in aula dall'avvocato del Gosh, e la sua circonferenza cranica.

Per i Gard, invece, sarebbe aumentato di almeno due centimetri. Giuridicamente quella spina sarebbe già dovuta essere staccata dopo che la Corte Europea dei diritti dell'uomo ha ratificato la decisione dei giudici britanninci che ha accolto la richiesta dei medici che ritengono inutile tenere in vita il piccolo.

Da qui è nata la discussione con il giudice che ha chiesto all'ospedale Great Ormond Street Hospital di fornire i dati esatti sul bambino "entro il 14 luglio". A me ha colpito molto l'appello della mamma che ha chiesto al giudice cosa avrebbe fatto se fosse stato suo figlio. Quel codice della vita che nei geni del piccolo Charlie presenta degli errori, responsabili del malfunzionamento delle centrali energetiche delle sue cellule, i cosiddetti mitocondri. Ma che nell'uomo non è stato ancora mai sperimentato. Oggi, alle 15 ora italiana, i magistrati si sono riuniti per una seduta tecnica, dopo l'udienza di ieri. La donna ha aggiunto che il sostegno arrivato da Papa Francesco e dal presidente americano Donald Trump "finora ha salvato la sua vita", insieme all'enorme mobilitazione popolare che ha suscitato questa vicenda.

"L'unico modo per dire quanto sia permanente la disfunzione cerebrale è tentare la terapia" ha spiegato l'esperto statunitense in collegamento video da New York. "Ma gli avvocati mi hanno spiegato che è meglio di no". Il camice bianco si è detto pronto a volare a Londra. Nell'intervista ha parlato anche Chris Gard, padre del piccolo Charlie che ha raccontato di aver dovuto interrompere la sua attività da postino per sostenere a tempo pieno la causa del figlioletto.

Solo il tribunale ora può stabilire se il bimbo ha "diritto" a una nuova chance.

"Un passo avanti per la giustizia, per il buon senso, per la pubblica opinione". Ma alla fine Francis si era convinto che non c'era più nulla da fare. "E se c'è anche una piccola possibilità, perché non esplorarla?".

Connie Yates risponde di volere che vengano a Londra anche i medici italiani disponibili ad intervenire sul caso. Intanto l'attenzione dei media è massima, coi tabloid del Regno che sperano nel "miracolo per Charlie" e alcune emittenti che si schierano con la famiglia Gard. "E il paradosso è che tanti medici stranieri gliela darebbero, mentre quelli inglesi, quelli del suo Paese, no" ha detto amareggiata la madre del bimbo, Connie Yates. "Non è vero che è peggiorato". Io vedo invece segni di miglioramento.

La fiamma della speranza continua ad ardere nel cuore dei genitori di Charlie.

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